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Oplon
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top
L'mwiamwiqmwigHoplon (mwiwin greco antico ὅπλον?, hòplon) era lo mwjascudo distintivo dell'mwjqoplita, il soldato di mwjgfanteria pesante della mwjwGrecia antica. Noto anche come "scudo cavo", o "scudo argivo", costituisce una delle varianti più importanti dell'mwkamwkqaspis (ἀσπίς), lo scudo greco tradizionale.

(greco)

«οἱ μὲνπρότερον ἀπὸ τῶν ἀσπίδων ὁπλῖται καλούμενοι τότεδὲ ἀπὸ τῆς πέλτης πελτασταὶ μετωνομάσθησαν.»

(italiano)

«... così i fanti che erano chiamati

opliti

per via del loro pesante

scudo

, vengono ora chiamati

peltasti

per la

pelta

che portano.»


Contents

Forma
Note

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Forma

L'introduzione dell'mwlghoplon fu rivoluzionaria per l'epoca:

• Era un scudo in forma di disco concavo, del mwmqdiametro di 90–100mwmg cm, realizzato in legno di noce e rivestito, esternamente, da una lamina di mwmwbronzo ed internamente dal mwnacuoio. Il peso complessivo arrivava a 9-10 mwnqkg. Pezze di cuoio potevano coprire il bordo inferiore onde evitare abrasioni sulla mwngcoscia dell'oplita durante la mischia.
• Il sistema di sospensione era il punto forte di quest'arma. L'impugnatura (mwoaantilabè) si trovava vicino al bordo esterno ed era realizzata in cuoio o mwoqcorda. Un secondo passante, posizionato al centro dello scudo ed in forma di bracciale in metallo (mwogporpax) avvolgeva l'mwowavambraccio del portatore onde garantire maggiore sicurezza alla presa. Un intreccio di corda lungo il bordo interno permetteva poi di agganciare lo scudo quando non imbracciato.

La superficie esterna degli hopla poteva essere lasciata "liscia" o decorata da un simbolo (mwpqepìsema). I soggetti, naturali o mitologici, raffigurati sull'mwpgaspis aiutavano ad identificare la "nazionalità" del portatore:

• Gli mwqqopliti spartani decoravano i loro scudi con una mwqglambda maiuscolo (Λ), indicante il primo nome della loro città, Lacedemone;
• I guerrieri mwraAteniesi venivano facilmente identificati dalla mwrqcivetta, simbolo della loro mwrgdéa:
• I mwsaTebani preferivano decorare i loro scudi con la mwsqsfinge o con la mwsgclava di mwswEracle.
• Gli argivi adottarono scudi bianchi con impressa un'mwtqidra.
• Lasciata liscia aveva invece una funzione scaramantica, serviva infatti a riflettere contro l'avversario la malasorte ed i suoi propositi omicidi.

Basandosi sulle immagini di un'mwuaanfora mwuqAttica del tardo mwugVI secolo a.C., gli studiosi suppongono che, oltre alla variante standard dischiforme, esistessero anche degli oplon con il bordo snellito da rientranze semi-circolari, volte a garantire un più agevole passaggio della mwuwlancia. Simili esemplari di scudo, noto come "Scudo beotico", anticiperebbero notevolmente le successive evoluzioni ificratee (v. mwvamwvqPelta) e macedoni, non sono stati però, ad oggi, rinvenuti negli scavi archeologici. Altri studiosi ritengono invece che lo scudo beotico si costituisca quale modello di passaggio dall'antico mwvgmwvwdipylon al moderno mwwahoplon.

La forma concava dello scudo in bronzo, noto appunto anche come mwwgaspis koile ("scudo cavo"), permetteva al guerriero di poggiarselo sulla spalla, onde alleggerire lo scarico di pesi sul braccio sinistro, durante le lunghe marce.

Efficacissimo contro spade e lance, non altrettanto però, contro frecce e giavellotti data la sua leggerezza di fondo.

Diffusione

mwxgHoplon e falange apparvero in una data non ben precisata tra l'mwxwVIII ed il mwyaVII secolo a.C..
Secondo una tradizione riportata dallo mwygstorico mwywDiodoro Siculo, l'oplon e la falange sarebbero stati sviluppati o, quanto meno, formalizzati, presso la mwzamwzqpolis di mwzgArgo che se ne servì per sconfiggere gli mwzwSpartani durante la mwaaSeconda guerra messenica. L'eco della sconfitta dei mwaqLacedemoni spinse fortemente in favore di una diffusione del nuovo "scudo argivo" presso le altre mwagpoleis: primariamente i grandi centri di mwawSparta, mwbaAtene e mwbqCorinto poi (mwbgVI secolo a.C.) nelle altre città dell'mwbwAntica Grecia prima e, successivamente, della mwcaMagna Grecia (es. mwcqSiracusa). La successiva egemonia egea sul mwcgMediterraneo (mwcwV secolo a.C.) diffuse l'uso dell'oplon e della formazione a falange presso i popoli interessati da continui scambi/scontri con le potenze del mondo greco: mwdaEtruschi ed mwdqAntichi Romanicite-ref-1[1], mwegTraci, mwewEgizi ecc.

Fu solo a partire dal mwfqIV secolo a.C. che l'uso dell'oplon, congiuntamente alla falange "classica", iniziò a decadere.
Nella mwfwGuerra di Corinto, il mwgagenerale ateniese mwgqIficrate ridusse le dimensioni dello scudo onde garantire ai falangiti la possibilità di imbracciare una lancia più lunga, necessarie per tenere lo schieramento nemico a distanza mentre, sui fianchi, le truppe degli schermagliatori (mwggmwgwpeltasti e mwhamwhqtoxotes) ne assottigliavano le file con il lancio di dardi e giavellotti. La successiva invenzione della mwhgfalange macedone vide la foggia e le dimensioni dello scudo greco mutare nuovamente, al fine di permettere ai mwhwmwiapezeteri del mwiqRegno di Macedonia di impugnare la lunghissima mwigmwiwsarissa. Ancora al tempo di mwjaAlessandro Magno, l'mwjqhoplon non era però ancora scomparso, tanto quanto non erano ancora scomparsi gli opliti d'élite, poiché tali erano gli mwjgmwjwhypaspistai che combatterono efficacemente per il Macedone e per i suoi eredi nelle mwkaGuerre dei Diadochi (mwkq323 a.C.-mwkg276 a.C.)cite-ref-2[2].

Entrato in uso alle truppe di mwmaRoma Antica grazie all'influenza degli mwmqEtruschi, venne chiamato mwmgclipeo. Fece parte della mwmwpanoplia del mwnalegionario romano sino a che non venne sostituito dallo mwnqmwngscutum.

Note

cite-note-11. Cascarino, Giuseppe (2007), mwpqL'esercito romano. Armamento e organizzazionemwpg : Vol. I - Dalle origini alla fine della repubblica, Rimini, Il Cerchio, ISBN 88-8474-146-7, pp. 54-56.
cite-note-22. Lane Fox, Robin (1981), mwqwAlessandro Magno, Torino, Einaudi, pp. 71-74.

Bibliografia

Fonti primarie


Fonti secondarie

• Ducrey, Pierre (1999), mwuaGuerre et guerriers dans la Grèce antique, Parigi, Hachette Littératures, ISBN 2-01-278986-2.
• Warry, John (1995), mwuwWarfare in the Classical World, University of Oklahoma Press, ISBN 0-8061-2794-5.

Voci correlate

• mwwaPanoplia
• mwwgDory (arma)
• mwxaXiphos
• mwxgKranos
• mwyaAspis

Altri progetti

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• Wikimedia Commons

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